La certificazione Halal
Relazione del seminario del 30 novembre 2011
La parola "halal" indica tutto ciò che è permesso secondo la religione islamica (alimentazione, abbigliamento, turismo, finanza), in contrapposizione a ciò che è vietato "haram".
L'Islam è la seconda religione per numero di fedeli al mondo, circa 1,6 miliardi, così suddivisi:
Sono 57 i paesi dove c'è la maggioranza di musulmani (circa 70%), di questi 23 sono arabi (circa 350 milioni), quindi solo una piccola parte dei musulmani sono arabi.
Il più grande paese musulmano è l'Indonesia.
Per la religione islamica gli atti umani sono classificabili in:
In linea di principio non esiste una lista di ciò che è permesso, esistono delle indicazioni su ciò che è vietato, per cui si assume che tutto il resto sia permesso.
Le regole da cui capire cosa è halal si ricavano dall' "Halalan Thayyiban" (= bontà) della Shari'a (la legge islamica, il Corano).
In caso di necessità si può "trasgredire" (per golosità no) purché si invochi prima Allah con una frase.
Per quanto riguarda l'alimentazione, non si può mangiare carne di maiale e animali uccisi in modo diverso da quanto prevede l'Islam. È lecita la pesca e si può mangiare il pesce, tranne i crostacei e gli invertebrati con la conchiglia. Il vino e l'alcol sono illeciti.
Per l'alimentazione e per le bevande bisogna tener conto della contaminazione: prodotti halal che entrano in contatto con prodotti haram possono diventare altrettanto impuri.
Per quanto riguarda la macellazione, essa può essere compiuta indistintamente da un uomo o da una donna, maggiorenne, musulmano/ebreo/cristiano, consapevole di quanto sta facendo, seguendo il rito halal e assicurandosi che l'animale non muoia per stordimento.
Il rito inizia con l'orientare l'animale verso la Mecca, invocare Allah con frasi in arabo e procede con il taglio netto del collo con coltello affilato e dedicato appositamente al rito.
Il mercato halal non riguarda solo i generi alimentari, ma anche:
In senso lato è un vero e proprio stile di vita.
Diverse sono le catene di alimentari occidentali che vendono prodotti halal: Tesco, Nestlè, Subway, Boots, Coop, McDonald's, Kfc, etc.
Il settore della cosmesi ha visto un aumento del 12% negli ultimi anni per la produzione halal.
Anche i cellulari si sono adeguati alle esigenze dei clienti musulmani creando applicativi che indicano dov'è la Mecca o dove sono i ristoranti halal.
Per un musulmano i precetti religiosi sono anche precetti di legge, ovvero devono seguire quanto disposto nella Shari'a, che indica loro la strada da seguire. Essa è stata rivelata circa 1.430 anni fa da Dio (Allah) al profeta Mohammed e pertanto non può essere cambiata, né riadattata ai nostri tempi.
Il Corano si compone di 114 "sure", 6.200 "ayat" (versetti) di cui solo 500 esprimono delle regole giuridiche. Di questi 500 la maggior parte sono regole per le pratiche di culto, circa 100 sono propriamente giuridici.
Oltre al Corano, esistono anche altre fonti del diritto:
Queste ultime 3 fonti non sono divine e pertanto possono cambiare nel tempo.
Tra i musulmani esiste una suddivisione netta tra sunniti (80%) e sciiti (20%). Gli sciiti si trovano principalmente in Iran, Libano e Iraq. La separazione è avvenuta ai tempi della successione di Mohammed, sulla quale le due parti si trovavano in disaccordo.
I sunniti si suddividono a loro volta in 4 diverse scuole di pensiero (Malikita, Hanafiita, Shafiita e Hanbalita), che non sono contrapposte fra di loro, ma danno interpretazioni diverse sulla Shari'a relative a questioni più sottili, non a principi cardine. Un musulmano può infatti cambiare scuola nel corso della sua vita, oppure aderire ad una scuola per certi argomenti e ad un'altra per altri.
Halal Global cerca di osservare i precetti di ciascuna scuola e, in caso di dubbi, segue le indicazioni religiose del Consiglio della Fatwa Europea che riunisce le scuole di pensiero dell'Europa e ha come presidente il Professor Yusuf Al-Qaradawi.
Una "fatwa" è un responso giuridico di un dotto che dà un parere vincolante su un dubbio interpretativo. Ad esempio, è stato stabilito attraverso una fatwa che è consentito l'utilizzo dell'alcol in minima parte nei farmaci o nei cosmetici (circa 0,05% da fermentazione) poiché esso non provoca ebrezza (il Corano considera illecita l'ebrezza, non l'alcol in sé).
In Europa sono presenti circa il 2,4% dei musulmani del mondo ed essi consumano il 10,2% del totale della produzione halal mondiale.
C'è inoltre un certo numero di non musulmani che consuma cibo halal perché lo considera salutare (vegetariani, vegani, etc.).
Il mercato halal in Europa ammonta a 69,3 miliardi di dollari (2010), nel mondo è di circa 661,6 miliardi di dollari (2010).
In Italia ci sono circa 2 milioni di musulmani, per un mercato da 5 miliardi di dollari (2010).
Una famiglia islamica spende in media per l'alimentazione il doppio di una famiglia non islamica.
Esistono due tipologie di certificazione Halal:
Spesso aziende italiane ricevono una richiesta di certificare halal i propri prodotti durante una fiera e talvolta le richieste riguardano anche prodotti che ovviamente non sono haram (es. acqua) ma che con la certificazione hanno più possibilità di vendita in mercati musulmani.
Nei paesi a maggioranza di musulmani tutte le aziende locali producono e macellano halal, quindi non hanno bisogno essi stessi di essere certificati. La certificazione è utile per i prodotti importati anche laddove è facoltativa, perché il mercato musulmano preferirà sempre un prodotto locale oppure uno certificato halal.
Gli stati in cui è richiesta la certificazione obbligatoria sono:
- Singapore
- Malesia
- Indonesia
- Emirati Arabi Uniti
- Arabia Saudita
- Thailandia
Non esiste una normativa italiana, europea o mondiale che attesti e regoli i certificatori halal, bisogna affidarsi a società competenti.
Le procedure di certificazione halal sono simili a quelle della certificazione per i prodotti biologici e per i prodotti kosher. Le soluzioni sono due: o si fa una linea apposita per i prodotti halal, oppure si programma la produzione halal subito dopo la sanificazione degli impianti (es. inizio settimana).
Per la macellazione si fa riferimento al decreto legislativo n. 333 del 1998, il quale stabilisce che la competenza spetta al ministero della sanità e che debba essere richiesta l'autorizzazione al servizio veterinario della regione di pertinenza, nonché all'autorità islamica che manderà un sacrificatore che controlla che venga seguito il rito.